Inadempimento nei confronti di una banca: cosa fare
Essere inadempienti nei confronti di una banca è una situazione stressante, che richiede impegno e un approccio strategico e ben ponderato. In questa situazione è fondamentale agire con tempestività, e ove possibile anticipare i tempi, per acquisire una posizione di vantaggio nei confronti della banca.
Al manifestarsi dei primi sintomi di difficoltà finanziaria è assolutamente necessario attivarsi per comprendere se il rapporto destinato alla futura controversia sia o meno affetto da irregolarità. Tale consapevolezza, infatti, consente di definire la strategia migliore per risolvere la controversia, in quanto consente di comprendere al meglio i diritti e gli obblighi reciproci banca-cliente, e di valutare le tutte le opportunità disponibili.
Situazione finanziaria difficile: i passi da compiere
Quando si percepisce che la situazione finanziaria è tale da compromettere l’adempimento dell’obbligazione nei confronti della banca, il primo passo da compiere è sempre quello di effettuare un’analisi approfondita del rapporto di credito al fine di:
- identificare eventuali nullità contrattuali o altre irregolarità che possano avere ripercussioni sull’addebito o sul calcolo illegittimo di interessi e commissioni;
- comprendere al meglio i propri diritti e obblighi per avere una visione chiara dei reali obblighi nei confronti della banca, e se sussistano diritti di credito;
- valutare le opzioni disponibili per definire in maniera ottimale la controversia.
La raccolta dei documenti
L’analisi di un rapporto bancario non può prescindere dall’acquisizione di tutta la documentazione ad esso afferente, quale contratti, estratti conto, corrispondenza, e qualsiasi altro documento pertinente.
Tale raccolta documentale non può limitarsi solamente a quanto in possesso del debitore, ma dovrebbe ambire anche all’acquisizione della documentazione in possesso della banca, così al fine di pervenire ad una condizione di simmetria documentale tra banca e cliente, che consenta di svolgere un’analisi oggettiva del rapporto che non sia suscettibile di contestazioni.
Frequentemente, infatti, accade che banca e cliente, per le più svariate ragioni, non siano in possesso di tutti i medesimi documenti afferenti il rapporto.
Il Testo Unico Bancario riconosce ai clienti il diritto di richiedere alla banca la documentazione relativa ai rapporti intrattenuti, ma spesse volte tale strumento legislativo non risulta così efficace, sia per le tempistiche con cui le banche rispondono alle richieste documentali, sia per l’ostruzionismo che le stesse banche a volte mettono in atto proprio per evitare di “scoprire le proprie carte”.
In quest’ultimo caso, quindi, occorre adottare specifiche strategie che inducano la banca a consegnare, o quanto meno mostrare, volontariamente, i documenti in suo possesso.
L’analisi dei documenti acquisiti
Una volta acquisita tutta la documentazione afferente il rapporto, e realizzata la condizione di simmetria documentale, si può procedere con l’analisi vera e propria finalizzata a determinare il reale saldo del dare avere tra le parti.
Questa informazione consente di conoscere in anticipo l’esito della potenziale controversia legale, ovverosia l’importo del dare avere che un Giudice accerterebbe in sede giudiziale sulla base della medesima documentazione esaminata, e quindi di definire una strategia risolutiva volta proprio ad evitare l’instaurarsi del contenzioso in Tribunale.
Lo scopo dell’attività di analisi, quindi, è quella definire il punto di equilibrio nelle aspettative di credito-debito tra banca e cliente, da cui partire per individuare la migliore soluzione per addivenire ad una definizione bonaria della controversia.
Per questo motivo è essenziale ambire alla condizione di simmetria documentale. Diversamente, infatti, non sarebbe possibile definire il punto di equilibrio nelle aspettative tra banca e cliente, e ciò renderebbe assai difficile l’individuazione di una soluzione ottimale per dirimere la lite in maniera tempestiva.
La negoziazione
La fase di negoziazione con la banca, che segue l’attività di analisi, è uno dei passaggi cruciali nel processo di risoluzione di una situazione di inadempienza. In questa fase l’obiettivo finale è quello di ottenere un ritorno in bonis del debitore inadempiente, e quindi la prosecuzione del rapporto finanziario con la banca.
Il piano di rimborso
La prima ipotesi da valutare, pertanto, è quella di un piano di rimborso che sia realistico e sostenibile nel tempo. La dimostrazione della volontà di cooperare per trovare una soluzione che sia vantaggiosa per entrambe le parti può facilitare il processo di negoziazione.
La ristrutturazione del debito
Un’altra soluzione che può rivelarsi efficace è la ristrutturazione del debito, ovverosia un accordo con il quale le condizioni originarie di un prestito vengono modificate per consentire al debitore di rendere sostenibili gli impegni restitutori alla luce della sua mutata situazione finanziaria.
Esistono diverse modalità di ristrutturazione del debito, tra cui l’estensione della durata del prestito, la rimodulazione delle modalità di rimborso, la riduzione del tasso di interesse, o delle commissioni, ovvero anche il consolidamento dei debiti – a cui si può ricorrere nel caso in cui i rapporti inadempiuti siano più di uno – che consiste nel contrarre un nuovo finanziamento a condizioni più favorevoli di quelli in essere, da utilizzare per estinguere i rapporti incagliati e garantire una maggiore sostenibilità del debito nel tempo.
La ristrutturazione del debito deve essere necessariamente accompagnata da un piano finanziario dettagliato, che dimostri la capacità del debitore di poter sostenere nel lungo termine gli impegni risultanti dalla ristrutturazione, e potrebbe anche rendere necessario accettare nuove condizioni imposte dalla banca, quali, ad esempio, il rilascio di nuove garanzie.
Stralcio parziale del credito
Accade raramente, e per lo più in situazioni complesse riguardanti soprattutto le grandi imprese, che le banche accettino anche ipotesi di stralcio parziale del credito pur di consentire al cliente di tornare in bonis.
Se la negoziazione e la ristrutturazione del debito non risultano opzioni percorribili, a causa dell’ostruzionismo della banca, ovvero per l’impossibilità del debitore di proporre soluzioni che siano sostenibili nel tempo, occorre prepararsi al probabile, ed anzi pressoché certo, contenzioso legale.
Il contenzioso legale
Il fallimento dei tentativi di composizione bonaria finalizzati al rientro in bonis del debitore porteranno la banca a revocare i rapporti inadempiuti, e ad iniziare le azioni di recupero giudiziale (per un approfondimento vi invito a leggere l’articolo “Il Mondo del Recupero dei Crediti Bancari”).
Il debitore inizierà quindi a ricevere le intimazioni di pagamento dell’insoluto, le lettere di messa in mora, e le lettere di revoca dei rapporti, fino alla notifica di un decreto ingiuntivo.
Cosa fare, quindi, in questi casi? Mantenere innanzitutto la calma, e opporsi al decreto ingiuntivo.
Dal nostro punto di vista, infatti, il decreto ingiuntivo deve sempre essere opposto, non solo quando si abbiano fondate ragioni dell’esistenza di irregolarità nel rapporto, ma anche quando il rapporto non presenti irregolarità, e addirittura quando il debitore non abbia al momento nulla da perdere.
Infatti, capita più spesso di quanto si possa pensare che la “verità processuale”, rappresentata dall’insieme delle prove che la banca è tenuta a presentare al Giudice dell’opposizione per dimostrare l’effettiva consistenza del credito reclamato, finisca per avvantaggiare, a volte anche considerevolmente, la posizione del debitore.
Qualora, infatti, la banca non produca in causa tutta la documentazione necessaria a provare l’esistenza del credito (per mero errore, smarrimento, ecc.) il Giudice dovrà necessariamente accertare il dare – avere tra le parti sulla base della sola documentazione disponibile (la c.d. “verità processuale”), e tale accertamento generalmente finisce per avvantaggiare la posizione del debitore. In queste situazioni non sono rari i casi in cui il Giudice disconosca il credito della banca, o addirittura riconosca un credito in favore del cliente.
Per questo motivo, quando si riceve un decreto ingiuntivo, il nostro consiglio è sempre quello di rivolgersi ad un legale specializzato in diritto bancario a cui affidare la difesa nell’opposizione, e la rappresentanza in tribunale, tanto più ove sia già stata effettuata un’analisi preventiva sul rapporto controverso nella fase genetica dell’inadempimento.
L’importanza dell’analisi preventiva sul rapporto controverso
La disponibilità di un’analisi preventiva del rapporto, infatti, rende assai più celere, semplice, ed efficace il lavoro del legale, il quale non dovrà occuparsi, nel breve volgere di 40 giorni, di esaminare tutta documentazione rilevante per l’impostazione della difesa, avendo già a disposizione tutte le informazioni necessarie.
Per di più l’analisi preventiva del rapporto, ove effettuata correttamente in condizioni di simmetria documentale, consente in sede processuale di smascherare eventuali strategie della banca volte a produrre la sola documentazione utile ad alterare la verità, come accade in tutti quei casi in cui non vengano strumentalmente prodotti contratti affetti da nullità. In questi casi, infatti, le risultanze dell’analisi preventivamente effettuata sul rapporto di credito consentono di svelare la strategia della banca, mediante la produzione in causa della documentazione omessa.
Il monitoraggio della documentazione prodotta in giudizio, quindi, è un’altra fase di fondamentale importanza nell’economia della gestione della controversia, poiché comprendere se la “verità processuale” in corso di formazione si ponga a vantaggio dell’una o dell’altra parte può fare la differenza ove l’obiettivo finale sia quello di “veicolare” l’esito della causa vantaggio del debitore.
Una volta che la “verità processuale” si sia cristallizzata, ovverosia quando la fase processuale dedicata alla produzione documentale si sia conclusa e risulti immodificabile, è necessario verificare se le risultanze dell’analisi preliminare del rapporto bancario siano ancora valide o se sia necessario rivalutarle alla luce dei documenti prodotti di causa.
All’esito di tale verifica, una volta determinato in termini monetari l’esito della lite, sarà possibile riproporre alla banca una soluzione transattiva.
E normalmente, in queste situazioni, si perviene all’ACCORDO senza necessità di attendere la conclusione del giudizio.
L’intervento di figure professionali del campo legale al fianco della banca, infatti, contribuisce a sensibilizzare e facilitare la comprensione della convenienza alla definizione bonaria della controversia, laddove vengano proposte soluzioni basate sull’anticipazione dell’esito della lite.







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